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Negli ultimi anni si è assistito alla nascita di un sempre maggior numero di vini cosiddetti “senza solfiti”. Ma esattamente, cosa sono i solfiti? L’anidride solforosa è una sostanza che viene aggiunta al mosto o al vino in fase di vinificazione e di imbottigliamento, in cantina. Si tratta di un composto che ha molte proprietà, le più importanti sono quelle antiossidanti, protegge cioè il vino dall’ossidazione provocata dal contatto con l’aria, e antisettiche, blocca cioè lo sviluppo di alcuni batteri considerati come pericolosi per il vino. Si tratta di una sostanza spesso fondamentale, in particolare per i vini meno strutturati. Rossi e soprattutto bianchi che altrimenti rischierebbero di ossidarsi in pochi giorni o in poche settimane.Nei decenni l’utilizzo di anidride solforosa è stato in costante aumento, anche se sempre nei limiti consentiti dalla legge. Tuttavia, con il prendere piede di una sempre maggiore sensibilità sul tema della salubrità, sono molti i produttori che negli ultimi tempi non solo hanno radicalmente diminuito la quantità di anidride solforosa utilizzata durante la produzione ma che hanno anche provato a cimentarsi con produzioni senza il suo utilizzo.Vini che grazie alle loro più intime caratteristiche riescono a stupire e a spiazzare proprio per carattere e per statura, e che riescono ad esprimersi al meglio anche senza la cosiddetta SO2. Vini fantastici, prodotti da alcuni dei migliori vignaioli italiani. Attenzione però: non diffidate sempre e comunque della dicitura “contiene solfiti”, in fase di fermentazione infatti il mosto tra le altre cose produce anche anidride solforosa e la legge in questo senso è chiara: oltre i 10 milligrammi per litro, anche se non è stata aggiunta, va dichiarata in etichetta.

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