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Vini bianchi liguri: storia, curiosità e abbinamenti

Di Letizia Spettoli


La Liguria, stretta tra le montagne e il Mar Mediterraneo, è famosa in tutto il mondo per le sue meravigliose località costiere, i pittoreschi borghi marinari e una cucina sana e saporita. Ma c'è un tesoro nascosto che merita di essere scoperto: i vini bianchi liguri, espressione autentica di un territorio unico e di una tradizione millenaria.

Le origini misteriose dei vitigni liguri

Le origini della viticoltura in Liguria si perdono nella notte dei tempi. Già Greci e Romani apprezzavano questi vini, ottenuti da vitigni autoctoni come il Pigato, il Vermentino e il Bosco.

vigneti liguria

Il Pigato

Il Pigato, in particolare, è avvolto da un alone di mistero: c'è chi sostiene sia un clone del Vermentino, mentre altri ritengono si tratti di una varietà a sé stante. Sta di fatto che i Liguri lo hanno sempre considerato e trattato come una varietà a sé stante. Il suo nome deriva dalla parola dialettale "pigau", che significa "lentigginoso", in riferimento alle caratteristiche macchioline che puntellano gli acini.

Dal punto di vista organolettico, i vini di Pigato si distinguono per una maggiore struttura e un'intensità aromatica più spiccata rispetto al Vermentino. Al naso spiccano note di frutta a polpa bianca matura, miele, fiori bianchi ed erbe aromatiche, con sottili sfumature minerali. In bocca colpiscono pienezza e sapidità, con una chiusura ammandorlata tipica.

Il Vermentino

E che dire del Vermentino? C'è ancora dibattito se sia originario della Liguria o della vicina Corsica. Secondo alcuni ampelografi, il Vermentino sarebbe stato introdotto in Liguria dalla Spagna intorno al XIV secolo, per poi diffondersi nell'isola francese. Altri invece sostengono che sia stato portato in Liguria dai Greci, che lo coltivavano già dal 1300 a.C. nella zona del Mar Egeo con il nome di Anathelicon Moschaton.

Il Vermentino, conosciuto con il nome di Rolle in Francia, è sicuramente molto diffuso in Provenza, Linguadoca, ma anche in Sardegna e negli ultimi tempi è diventato una varietà in rapida crescita sulla Costa Toscana.

Di certo sappiamo che il Vermentino è presente in Liguria da molti secoli, tanto da essere considerato uno dei vitigni storici della regione. Qui trova condizioni pedoclimatiche ideali per esprimere al meglio il suo potenziale, grazie ai suoli poveri e all'influenza mitigatrice del Mar Ligure.

Il Bosco

Accanto a Pigato e Vermentino, merita una menzione speciale il Bosco, altro vitigno a bacca bianca autoctono della Liguria, originario delle Cinque Terre. Il Bosco è una varietà rara e preziosa, coltivata solo su pochi ettari di vigneti terrazzati a picco sul mare, da cui nascono vini di grande freschezza, mineralità e bevibilità. Vinificato solitamente in purezza, il Bosco dà vita ai tipici vini bianchi delle Cinque Terre Doc, perfetti per accompagnare i piatti di pesce della cucina ligure.

Una viticoltura eroica tra cielo e mare

La viticoltura in Liguria ha da sempre dovuto fare i conti con un territorio estremamente aspro e impervio. La regione, una striscia di terra a forma di mezzaluna compressa tra le Alpi Marittime e il Mar Ligure, è la terza area vitivinicola più piccola d'Italia dopo la Valle d'Aosta e il Molise. Qui le montagne scendono a precipizio fino quasi a lambire il mare, lasciando poco spazio all'agricoltura.

È in questo scenario mozzafiato che, nel corso dei secoli, la tenacia dei contadini liguri ha saputo strappare alla montagna fazzoletti di terra vitata, modellandoli in ripidissimi terrazzamenti sorretti da muretti a secco. Una viticoltura eroica, fatta di fatica e sudore, dove ancora oggi non è raro che i grappoli vengano trasportati a mano o con l'aiuto di monorotaie, in vendemmie che hanno dell'incredibile.

Proprio la morfologia così particolare del territorio ligure, però, è la chiave per comprendere il carattere inconfondibile dei suoi vini. I suoli poveri e sassosi, ben drenati, costringono le viti ad affondare le radici in profondità per cercare nutrimento, producendo uve poco abbondanti ma straordinariamente concentrate in aromi e sapori. Le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, garantite dalla vicinanza del mare e dai venti persistenti, preservano freschezza e acidità nei grappoli, donando ai vini una mineralità sorprendente e suadenti note iodate che ricordano la brezza marina.

Una storia di alterne fortune

A partire dal XIII secolo, infatti, i mercanti genovesi diedero il via a un florido commercio di vini bianchi liguri verso l'Europa settentrionale e occidentale, contribuendo in maniera determinante alla loro fama. A differenza di Venezia, che privilegiava i traffici con Costantinopoli e il Vicino Oriente, gli interessi di Genova si concentravano soprattutto sulla Palestina e la Siria. Da qui, insieme a spezie e tessuti pregiati, le navi genovesi caricavano anche vini dolci e alcolici prodotti nelle vigne impiantate dai coloni cristiani, vini che in Italia erano considerati un lusso e comprati a caro prezzo dai ricchi mercanti. Ma Genova iniziò presto a esportare anche i locali vini liguri, in particolare la Vernaccia, capace di resistere ai lunghi viaggi in mare. Fu così che i vini della Liguria si guadagnarono una reputazione internazionale.

La viticoltura ligure ha attraversato momenti difficili nel secondo dopoguerra, quando lo spopolamento delle campagne, attirate dalle maggiori opportunità economiche offerte dal turismo e da altre colture più redditizie, ha rischiato di cancellare per sempre un patrimonio di biodiversità unico. Un censimento della provincia di Imperia del 1970 rivelò la presenza di ben 123 vitigni diversi, molti dei quali sono stati abbandonati nei decenni successivi.

Per fortuna, il rinnovato interesse per i vitigni autoctoni ha permesso di salvare dall'estinzione diverse varietà, come lo Scimiscià, ufficialmente iscritto al registro nazionale delle uve nel 2003. Oggi la Liguria concentra i suoi sforzi su alcuni vitigni cardine, come il Vermentino, il Bosco e l'Albarola per i bianchi, il Rossese, il Sangiovese e l'Ormeasco (un clone locale del Dolcetto) per i rossi.

Molte sono anche le iniziative nate per contrastare il fenomeno dell'abbandono dei vigneti: dalle associazioni che promuovono il recupero dei terrazzamenti, ai progetti di formazione per tramandare alle nuove generazioni l'arte di coltivare la vite in condizioni estreme.

La rinascita delle Doc liguri e i suoi protagonisti

Negli ultimi decenni i vini liguri hanno conosciuto una vera e propria rinascita, grazie alla nascita di nuove Denominazioni di Origine Controllata, come Cinque Terre, Colli di Luni e Riviera Ligure di Ponente. Un ruolo chiave in questo processo l'hanno avuto alcune cantine storiche, veri e propri ambasciatori del territorio e dei vini bianchi della regione.

Lunae, ad esempio, rappresenta una delle realtà più prestigiose dei Colli di Luni. Fondata nel 1966 da Paolo Bosoni, è stata la prima cantina in Liguria a imbottigliare con la propria etichetta. Oggi i suoi vini sono conosciuti in tutto il mondo per eleganza e complessità.

Il nostro consiglio:

A proposito di Lunae: il loro Vermentino Etichetta Grigia della Colli di Luni DOC è uno dei nostri bianchi top seller, è un Vermentino che nasce a cavallo tra Liguria e Toscana e al naso ritroverai i profumi della macchia mediterranea, della brezza marina e ancora rosmarino, timo che al palato fanno spazio a note di mela verde e miele. Questo di Lunae è un vino che nel calice disegna una tavolozza di aromi e sapori il cui unico possibile è "Mediterraneo", da provare (visto anche il prezzo di 11,00€, ottimo per un'etichetta di questa qualtà).

vermentino etichetta grigia
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La cantina Maixei, situata nel cuore della Riviera di Ponente, è un'altra eccellenza del territorio. La famiglia Maixei coltiva i suoi vigneti sulle colline di Ranzo da oltre tre secoli, tramandando di generazione in generazione la passione per la vite.

Queste cantine, insieme a molte altre, hanno contribuito in maniera determinante alla rinascita dei vini liguri, portandoli all'attenzione del grande pubblico e degli appassionati.

Il nuovo volto dei bianchi liguri

Accanto ai produttori storici, oggi troviamo anche una nuova generazione di giovani viticoltori che stanno innovando la tradizione. Un esempio è Tenuta Selvadolce, fondata nel 2006 da Aris Blancardi nell'entroterra di Bordighera.

Questa piccola cantina sta riscrivendo le regole della vinificazione dei bianchi liguri. La vera particolarità di Selvadolce sta infatti nella scelta di lavorare i suoi Vermentino e Pigato con lunghe macerazioni sulle bucce, una tecnica mutuata dalla tradizione medievale e oggi riscoperta da molti giovani vignaioli.

I vini così ottenuti sono profondamente diversi dagli archetipi liguri: più colorati, con una texture quasi tattile e un corredo aromatico che spazia dalla frutta disidratata alle spezie orientali.

L'approccio di Selvadolce è infatti improntato alla massima naturalità: i vigneti sono seguiti secondo i principi della biodinamica, in cantina non si usano lieviti selezionati né additivi e l'affinamento avviene in grandi botti di rovere. Scelte radicali per dar vita a vini che siano espressione pura e senza mascherature del territorio unico in cui nascono.

Il nostro consiglio:

E visto che abbiamo parlato a lungo di Vermentino, l'etichetta perfetta per scoprire l'unicità di Selvadolce non può che essere il "Riviera Ligure di Ponente Vermentino DOC". In questo caso la macerazione è leggera e premia alla grande gli aromi varietali del Vermentino che spesso, a causa di vinificazioni aggressive, si perdono. Le note salmastre abbinate a quelle di timo e rosmarino donano al vino una fragranza e freschezza uniche. Per essere un bianco poi questo di Selvadolce è un vino bello persistente, che sorso dopo sorso ti porterà a spasso tra le scogliere della Riviera.

Il prezzo è di quelli importanti, 40,00€ per un bianco non sono pochi, ma se sei in cerca di un Vermentino unico questa è l'etichetta giusta.

vermentino selvadolce
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L'incredibile versatilità negli abbinamenti

Una delle caratteristiche più sorprendenti dei vini bianchi liguri è la loro straordinaria versatilità negli abbinamenti gastronomici. Ogni vitigno ha un suo profilo che lo rende adatto a esaltare piatti diversi.

Il Vermentino è il bianco ligure più eclettico a tavola. Le versioni giovani e fresche sono perfette come aperitivo o per accompagnare antipasti leggeri di pesce, tartare di verdure o insalate di mare. Con l'aumentare della struttura e complessità aromatica si può osare con primi piatti saporiti come risotti alle erbe, pasta con pesto o funghi, zuppe di pesce. Alcuni Vermentino affinati in legno possono sostenere anche secondi delicati di pesce o carni bianche.

Il Pigato ha una struttura più importante e un ventaglio aromatico più ampio rispetto al Vermentino, che gli permette di reggere l'abbinamento con piatti più complessi. È perfetto con paste e risotti ai frutti di mare, fritti misti di paranza, crostacei al forno.